18° Congresso UST CISL Livorno

Si è svolto il 16 marzo 2017 presso il Grand Hotel Palazzo a Livorno il 18° congresso UST CISL Livorno.
Di seguito la relazione del Segretario Generale Giovanni Pardini:

UN GRAZIE SINCERO

Il nostro primo ringraziamento va rivolto a tutto il gruppo dirigente della CISL livornese che con coerenza e responsabilità ha affrontato una discussione vera sui problemi che ci circondano, prendendo spunto dalle Tesi che la Confederazione nazionale ha elaborato e ci ha fornito come appunti per una riflessione con proposte utili, concrete per affrontare un contesto molto complicato. Proprio dal dibattito scaturito nel lungo percorso congressuale abbiamo dimostrato che comunque la nostra organizzazione non si smarrisce, ma proprio facendo leva sui nostri valori fondativi, autonomia, confederalità, partecipazione, intende affrontare con innovata speranza il presente ed il futuro, senza mai cedere alle sirene del velleitarismo, del populismo che attraggono oggi meri consensi, senza porre freni all’aumento delle disuguaglianze e della disoccupazione.

In tutte le nostre discussioni si è ritenuto indispensabile lo strumento della contrattazione a tutti i livelli, quale percorso ineludibile per ridistribuire la ricchezza che in questo scenario si è concentrata ancor di più su pochi aumentando povertà e sofferenze per la maggioranza dei cittadini.

PRIMI PERICOLI: FRAMMENTAZIONE E PROCESSI DIVISIVI

Le azioni che dividono stanno prevalendo su quelle che unificano, la CISL da tempo indica la strada della coesione del Paese, per non accentuare le frammentazioni sociali che le involuzioni economiche alimentano soprattutto tra generazioni, facendo confliggere gli occupati che paradossalmente si trasformano in questo scenario, in privilegiati ed i disoccupati, tra questi moltissimi giovani, in persone rassegnate, disperate, senza riferimenti e speranze.

La riflessione che dunque va fatta in via prioritaria  e con quale proposta ripartire per correggere errori e processi distorsivi che ci hanno portato a questa stagnante situazione economica e sociale dove il così detto ascensore si è fermato, anzi scende sempre più, in un Italia cresciuta meno degli altri paesi, questo ci dicono le statistiche, e ci conferma la realtà.

IL FATTORE ” T “

I venti di instabilità che aleggiano sono fortissimi così come i molti fattori di rischio per la pace e la sicurezza degli uomini, alcuni li chiameremo per semplificare fattori T, e sono dei veri e propri segnali di allarme che mettono a dura prova quella coesione internazionale che negli ultimi 70 anni ha evitato grandi conflitti.

Dalla T del  terrorismo  che ci sconcerta quando si manifesta improvvisamente  che va combattuto con la cooperazione  e la prevenzione, una parte di migranti sono ormai cittadini europei, rifiutano l’integrazione ergendosi a identità superiore  facendo proseliti nel fanatismo giovanile, questa è una realtà che non può essere affrontata con politiche buoniste ma con rigore e serietà, a quella T come Terremoti che hanno devastato l’Italia, un paese geologicamente instabile che ha bisogno di un progetto antisismico serio, che rilancerebbe attraverso consistenti incentivi fiscali il settore edilizio italiano.

Un’ altra  T meno sanguinaria ma per certi aspetti molto preoccupante  e’ quella legata al nuovo Presidente degli Stati Uniti che interpretando la pancia degli americani,  con il suo programma economico e sociale si illude di contrastare  la politica legata alla globalizzazione con uno sterile protezionismo e anzichè proporre nuove regole internazionali sul libero commercio, o meglio sui diritti umani e del lavoro a quelle realtà dove prevale lo sfruttamento preferisce rinchiudersi in una difesa del territorio, con lo slogan “America prima di tutto”, denigrando il rapporto con l’Europa, in effetti temendo l’incedere tedesco, abdicando al proprio ruolo di grande potenza economica del mondo. Non è con l’isolazionismo che eluderà la sfida epocale degli scambi commerciali, non e’ con i muri che eviterà il grande esodo planetario della migrazione ma collaborando con altri popoli per aiutarli a progredire.

Altra inquietante T è quella rappresentata dal Tris elettorale che aspetta l’Europa ed in particolare Olanda, anche in questo tranquillo paese dei tulipani sta avanzando una xenofobia inquietante.

Francia e Germania per stabilire quali politiche vinceranno, almeno le ultime due  potenze europee, soprattutto che riflessi avremo sull’Unione. Alcuni mesi fa sappiamo bene cosa ha, abbiamo rischiato con la vicina Austria, cioè rivedere i neonazisti al potere.

L’ultima T non e’ certo meno pericolosa, anzi  forse e’ l’origine ed  il perpetuarsi dei nostri problemi italiani di mancata crescita  e regressione economica ed e’ rappresentata dagli inossidabili Talebani burocrati Tedeschi che costruendo un’ Unione europea a proprio uso e consumo pensando che rigore ed austerità nei conti pubblici avrebbero  prodotto sviluppo e benessere, consapevoli di guadagnarci con l’euro debole rispetto al marco forte, non sanzionando il surplus commerciale teutonico ma dando compiti a casa improponibili, fiscal compact, lo scandaloso  pareggio di bilancio nelle Costituzioni, hanno salvato prima le loro banche ,togliendo ogni sovranità nazionale coniando un altro “uber allez” mortificante , salvo poi imporci  il bail-in, cioè per i vostri istituti di credito, arrangiatevi, soprattutto consolidando ottusamente  parametri  risalenti a 25 anni fa come quelli di Maastricht che la crisi del 2007  ha  logorato. Tutti gravissimi  errori subiti pedissequamente dalla nostra politica che invece, purtroppo ricattata dai propri irresponsabili comportamenti, vedi Berlusconi, avrebbe dovuto respingere o limitare queste imposizioni per  contrastare il  clima recessivo che avrebbe travolto in gran parte  tutte le economie che ingessate dal proprio debito strutturale, dentro la crisi, hanno subito recessione, deflazione, disoccupazione e  nuove povertà. Non sono mancate politiche per  stimolare gli investimenti e la spinta tardiva della liquidita’ promossa da Draghi, non hanno certo contrastato quel vulnus antieuropeista che ha fatto scatenare populismi, neo-nazionalismi, accentuato il razzismo, con la fuga degli inglesi (come al solito i più scaltri), con una Unione europea contestata e’ che va rifondata al più presto non solo orientandola su altri valori, ma su nuovi principi per i quali occorrerà rovesciare la prospettiva, stabilendo le basilari politiche che deve fare l’Unione, politica estera, difesa, sicurezza, ….lasciando tutte le altre agli Stati membri. Il futuro dell’Europa risiede, a nostro avviso, nel creare un’unione sovrana in alcune politiche, di Stati sovrani in altre. E qui la voce dell’Italia dovrebbe finalmente farsi sentire . L’occasione del 25 Marzo a Roma per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma dove si troveranno i 27 leader dei paesi membri è importante per rilanciare un’altra Europa.

UN ANTIDOTO AL FATTORE  T  – E’ IMPORTANTE  NON RIMANERE IMMOBILI

 Dunque in questi scenari critici il pericolo che abbiamo di fronte come diceva il geniale  scrittore  William Burroughs e’ quello di rimanere immobili e non cambiare quando invece abbiamo assolutamente bisogno di svoltare, di innovare strategia come ci suggeriscono  le sagge Tesi CISL di rimettere al centro degli obiettivi comuni.

LA PERSONA , IL LAVORO

 due parametri  messi nel dimenticatoio da tutti i processi economici, politici e sociali degli ultimi tempi, dalla globalizzazione, al capitalismo finanziario, dal comunismo cinese che mette insieme una miscellanea di contrasti tra Stato e mercato, da una confusa Europa che diffidente ha anteposto i calcoli alla politica estera, a quella sociale, ha abdicato ad essere  una forza economica competitiva con un portato di umanesimo culturale e di storia incomparabile.

E proprio ripartendo dal primato del personalismo comunitario possiamo sperare di invertire una rotta che ha visto retrocedere diritti e tutele che con l’avanzare della crisi si sono ulteriormente deteriorati penalizzando soprattutto i giovani a cui dobbiamo dare nuove speranze per un futuro di lavoro e dignità.

Dunque  non rimanere immobili, cambiare Maastricht, rifondare l’Europa, rilanciare il Paese sulla crescita , modesta in questi anni, oscillante  tra uno 0,7 e uno 0,9, molto poco per stimolare l’economia e soprattutto il lavoro, per questo occorrono investimenti pubblici fuori dai vincoli di bilancio, rimettendo in discussione il percorso distorsivo delle privatizzazioni impositive come quella ultima scriteriata di poste italiane, decidere sugli asset strategici, l’acciaio e’ una produzione da abbandonare? …Concedere risorse alla scuola e alle politiche attive che si colleghino ai nuovi ammortizzatori sociali per un processo di collocazione al lavoro attuando  la seconda parte del Job Act …

LA POLITICA DEI BONUS NON HA FUNZIONATO – UN PROGETTO PER IL PAESE

Basta con la politica dei bonus, ma affrontiamo seriamente le  riforme fiscali che privilegino chi crea lavoro, chi innova, chi punta sulla qualità dei prodotti che devono guardare ad una personalizzazione dei processi e contemporaneamente nel ciclo produttivo alla duplice valorizzazione dei lavoratori e di coloro che usufruiscono a valle dei servizi come fruitori. Basta incentivi a pioggia che sono sprechi e non generano valore.

Riteniamo importante una inversione culturale che faccia prevalere il primato della persona sia essa lavoratore che utente rispetto al primato del prodotto e del profitto. Su questo percorso bisogna avere un progetto, una visione del Paese fondata sulla qualità e la partecipazione, in tutti i settori da quello industriale, a quello agroalimentare, nel turismo, nei servizi sociali, nella Pubblica Amministrazione, vessata oltremodo,  che deve essere messa nella condizione di avere contezza della missione importante che le compete, proprio attraverso la contrattazione che siamo riusciti a riaprire, proprio in questi giorni la firma del Decreto che sblocca le risorse, essa può aiutare  il Paese a crescere ed  a modernizzarsi. La politica non ha capito che se in un’altra epoca il rilancio dell’economia poteva incentivarsi attraverso la svalutazione della moneta e che per mantenere il proprio consenso poteva consentirsi delle parziali inefficienze, in specie scaricandole nel sistema pubblico, in questo scenario completamente cambiato la macchina pubblica e’ essenziale e determinante per rendere un Paese competitivo, attrattivo, affidabile. Invece di accapigliarsi sulle presunte magagne dei parenti degli avversari politici sarebbe più interessante e proficuo scontrarsi su come si vuol trasformare la pubblica amministrazione, con quale metodo, come si vuol cambiare il sistema del mercato del lavoro con la  la presa in carico di chi perde lavoro, come sostenerlo, come rendere efficaci  i centri per l’impiego, come collocare e ricollocare i giovani, gli over 50, quale formazione per un’Italia che punta a competere sulla qualità. La  politica da questo punto di vista deve fare un cambio di passo che purtroppo le manca perchè non ha uno sguardo lungo irretita nella propaganda che la rende miope rispetto al senso dello Stato, alle priorità.

UN WELFARE DA CAMBIARE

Sicuramente un altro approccio dovremo averlo per la parte inerente il nostro  Welfare dove anche noi organizzazioni sindacali possiamo, dobbiamo contribuire ad innovarlo per integrarlo nella parte sanitaria, previdenziale, assistenziale, attraverso la contrattazione sia di livello categoriale che confederale, la CISL ritiene fondamentale il  consolidamento e potenziamento dei due livelli nazionale e decentrato, non come semplici strumenti rivendicativi ma come fattori che favoriscono i processi di riorganizzazione e di qualificazione dei bisogni dei lavoratori, tra questi anche quelli legati alle politiche sociali.

UN UOMO SOLO AL COMANDO NON FUNZIONA

Il confronto con il Governo sull’Industria 4.0 sarà importante dove sarà decisivo  prevedere una sensibile riduzione dei costi energetici che limitano la nostra competitività. Sulla partita  del  rinnovo contrattuale del P.I ottenuto di recente abbiamo già detto, peraltro grazie al grande impegno della nostra segretaria nazionale  Anna Maria Furlan, e dell’amico Maurizio Petriccioli che  hanno portato a casa  altresì  un ottimo accordo sulla previdenza che di fatto scongela l’algida riforma Fornero, impegni del Governo che valgono  oltre  7 miliardi di euro.

E’ importante sottolineare  che  le acquisizioni nel sistema previdenziale vanno consolidate nel rapporto con il nuovo Esecutivo Gentiloni, esse rappresentano un concreto esempio di quello che vogliamo realizzare da una parte maggiori tutele per giovani, lavoratori e pensionati attraverso misure che da una parte rendono giustizia a precoci, usurati, giovani precari, in primis pensionati  che hanno sostenuto intere famiglie e hanno pagato a caro prezzo la crisi, dall’altra dimostrare che con il confronto sociale  possiamo tutelare gli interessi generali.

Con l’accordo che andrà in vigore speriamo quanto prima sull’Ape, agevolata  volontaria, o quella cosi’ detta d’impresa crediamo potremo dare una parziale ma importante risposta al blocco del turnover in tutti i settori lavorativi.

LA SFIDA DELLA CRESCITA-  LA RICETTA  – INVESTIMENTI E RIFORMA FISCALE 

Una sfida che va sicuramente vinta e’ quella della fragile crescita che registriamo da anni, con un Pil assolutamente insufficiente nonostante un forte indebitamento pubblico che non ha visto realizzarsi un risultato apprezzabile rispetto agli sforzi prodotti, soprattutto visti gli stimoli veicolati verso le  imprese, senza una visione strategica selettiva.  Riteniamo importante quanto propone la nostra organizzazione che dopo aver ottenuto acquisizioni parziali ma fondamentali sul fronte previdenziale dobbiamo insistere nel chiedere al Governo un passo in avanti sul fronte degli investimenti pubblici (che insieme a quelli privati sono calati del 35% negli ultimi 7 anni) per far ripartire l’occupazione soprattutto giovanile, vera piaga dell’Italia, concretizzare e stimolare nuove iniziative imprenditoriali legate alla media impresa, sburocratizzando i processi per facilitare le stesse spesso ostacolate da procedure dove si insinua la corruzione. Inoltre e’ urgentissima  una riforma fiscale che abbassando sensibilmente la tassazione ai lavoratori dipendenti , ai pensionati, ai ceti medi rilanci la domanda aggregata di consumi. Queste sono le due leve prioritarie che possano  far riprendere una crescita sostenuta.

RIFORMA FISCALE – MISSIONE POSSIBILE PER IL 2017

Molte  misure non hanno spinto una crescita significativa, eppure  per le imprese ci sono state nel tempo varie agevolazioni sulle assunzioni, sull’Ires, sull’Irap, imbullonati e altro per la collettività, noi a parte la prima casa, richiesta anche nella nostra piattaforma CISL per il fisco, cosi’ come il  congelamento delle addizionali comunali e regionali, sul bonus Renzi avremmo preferito altro, perchè esteso con distonie e non osservando criteri di equità che dovevano prevedere nella sua distribuzione il requisito del salario familiare, nei fatti in alternativa, criteri più selettivi, erogarlo anche ai pensionati, o come riteniamo ancora più  importante andare verso una strutturale riforma del fisco,  a partire da:

*ABBASSAMENTO PRIMA E TERZA ALIQUOTA IRPEF DI ALMENO 2 PUNTI PERCENTUALI, TOTALE 4;

*INTRODURRE IL CONFLITTO DI INTERESSI CHE PORTI AL 50% LA DETRAZIONE PER SPESE INERENTI ALLA MANUTENZIONE DELLA CASA, DELLA  SALUTE DELLA FAMIGLIA;

*AUMENTARE LA DETRAZIONE PER SPESE FARMACEUTICHE IN BASE ALL’ETA’ DELLE PERSONE;

*UN NUOVO ASSEGNO FAMILIARE MAGGIORATO CHE CONTENGA LE DETRAZIONI COMPLESSIVE;

*UNA PATRIMONIALE SULLE GRANDI RICCHEZZE.

Le risorse per fare questa operazione ci sono in parte provengono dalle singole azioni inserite nelle proposte stesse, in parte da quei 130 miliardi di evasione fiscale che gridano allo scandalo che vanno contrastate  con efficacia.

Dunque per invertire un declino che sembra incontrovertibile  come al solito  la CISL dimostra LUCIDITA’ E IDEE .

NON UN GOVERNO BALNEARE – RISPETTO DEGLI  IMPEGNI PRESI

Nel frattempo il nuovo Governo  insediatosi dopo l’esito referendario deve  mantenere gli impegni del precedente esecutivo Renzi che e’ caduto  per la sua presunzione di ritenere prioritaria una questione che invece il Paese riteneva in maggioranza secondaria, dividendo l’Italia in un inutile tenzone. Speriamo che il  giovane politico, che ha dimostrato determinazione nel voler cambiare il Paese, abbia compreso da una parte che non si può semplificare uno scenario complicato ma occorre saper ascoltare e fare sintesi, evitando i rischiosi  ”o si fa cosi o mi dimetto”, ma che il vero statista e’ colui che sa interpretare con realismo le sofferenze dei cittadini e per questo affronta le vere priorità che in questo momento non sono le architetture costituzionali, pur importanti per far funzionare meglio il Paese, ma il disagio sociale, in primis la disoccupazione giovanile, i problemi delle famiglie che non ce la fanno piu’ dopo anni di crisi e sacrifici ad andare avanti, tra terremoti, blocchi contrattuali, riforme e  privatizzazioni  imposte , senza un coinvolgimento delle parti sociali, salvo all’ultimo minuto, sperando solo  nell’ endoresment confindustriale che come sappiamo normalmente dura fino a che dura il governo in carica….

Nella speranza quindi  che il  Governo  arrivi  alla fine della legislatura e non si perda altro tempo, questo assolutamente, dovrà respingere o limitare le pretese di nuove manovre sanguinose da parte della burocrazia europea, o lo farà o conviene uscire o minacciare questa ipotesi. Accettare altre scelleratezze quando ci hanno lasciati soli di fronte ad una migrazione senza precedenti dandoci briciole di flessibilità e risorse,  vorrebbe dire rallentare la crescita, subire altri tagli, assolutamente inaccettabili.

RISCHIO INGOVERNABILITA’ O DI AMMUCCHIATE – REPUBBLICA PRESIDENZIALE

Il rischio che intravediamo e’ che per poco senso di responsabilità il sistema elettorale ritorni ad essere proporzionale puro, ritornando alla I Repubblica, tutto questo per mere convenienze politiche, vedi l’attuale spezzettamento del PD, con problemi ulteriori di precaria stabilita’, tanto e’ vero che sono anni che il vero Esecutivo e’ presieduto dal Presidente della Repubblica.

Questo crediamo sia provocatorio  per una democrazia parlamentare che se continuerà a prevedere tali situazioni  da parte della politica per  garantire la governabilità tanto vale andare ad altre forme come quella presidenzialista alla francese o all’americana, democrazie ineccepibili, ma forse ancora non siamo  pronti, certo non possiamo vivere nell’ipocrisia o fare in modo che ci siano alleanze  con  programmi contraddittori o peggio alternativi.

RITORNARE ALLA RESPONSABILITA’

La nostra organizzazione da tempo invita tutti ad essere responsabili e la strada del  dialogo sociale, del patto, dell’unita’ appaiono gli  unici percorsi per traguardare obiettivi di crescita e innovazione, ed e’ nella partecipazione e nella responsabilità che crediamo possiamo vivere un riformismo efficace e compiuto che affronti insieme le priorità ed i nodi urgenti dello sviluppo, della ricostruzione di un tessuto produttivo che ha bisogno di nuovi impulsi, di nuove strategie, di un piano casa per dare la possibilità a tutti di avere un posto in cui vivere, a Livorno viviamo una situazione drammatica da questo punto di vista.

Insomma dare risposte a tutti coloro che hanno manifestato con il loro  no al referendum di Dicembre scorso un disagio, non tanto per la questione in se’ e nel merito del quesito, ma che a partire dal ceto medio e’ sprofondato  ai limiti della povertà,  all’insoddisfazione di molti lavoratori delle poste, dei servizi socio-assistenziali, della cooperazione, degli appalti spesso sottopagati  non ricordando i loro sacrifici e la loro dedizione (vigili del fuoco).

Avere contezza che l’Italia ha grandi potenzialità ma anche tantissimi problemi e drammi sociali, e far finta che la nottata sia passata e’ un grosso errore che la politica paga a caro prezzo rispetto alla sua reputazione, con un allontanamento della partecipazione alle elezioni ..Sappiamo invece che abbiamo bisogno di una buona politica che con i suoi comportamenti faccia  allontanare il pensiero che  la democrazia e’ una perdita di tempo e ci possono essere altre scorciatoie per risolvere i problemi della gente. Ecco perchè richiamiamo alle responsabilità tutto il quadro politico cosi’ come ce ne dobbiamo assumerne noi altrettanta, facendo proposte concrete per far  riprendere la speranza in  un nuovo disegno strategico per il  Paese, dentro il quale si affrontino le problematiche della crescita, della disoccupazione giovanile, del fisco, degli investimenti, quale mercato del lavoro vogliamo costruire, visto che quello attuale non funziona…..

LA CISL  SIAMO SOLO UN SINDACATO 

 La CISL e’ solo un sindacato,  una grande organizzazione sociale confederale,  che vuol partecipare ai processi di riorganizzazione del  mondo del lavoro. La nostra proposta per potenziare il II livello al fine di implementare la produttività ed il suo salario defiscalizzato e’ chiara, questo vale per la valorizzazione degli  enti bilaterali, senza per questo svilire il contratto nazionale  che rimane la cornice fondamentale dei diritti.  Noi vogliamo che si prosegua la strada riformista per modernizzare l’Italia con il dialogo sociale,  non crediamo ne’ al dirigismo statalista, ne’ all’uomo solo al comando di ultima generazione.

I RAPPORTI UNITARI  QUALE SINDACATO PER IL FUTURO

In questo quadro di recuperato protagonismo sindacale ci sembra singolare se non velleitaria, forse spinta dall’onda referendaria ,la mossa della CGIL di andare a proporne altri tra questi un deja-vu sull’art 18, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, ma ben altri due su voucher e appalti. A parte che per noi non si possono chiamare i cittadini tutti i momenti su questioni che dovrebbe risolvere il legislatore, comunque dopo percorsi negoziali con le parti sociali come nei casi sopra ricordati, ma come si può responsabilmente far esprimere la collettività, con il rischio di un quorum che spesso non viene raggiunto, con spese a carico della collettività, per dire un si od un no che non riguardano certo la maggioranza degli italiani.

La nostra posizione e’ nota, i voucher non vanno aboliti ma limitati nell’uso, no nell’edilizia e nall’agricoltura come sistema retributivo, si come situazione di lavoro occasionale.

Crediamo basilare che lo spirito unitario pur nel pluralismo che ci ha portato ad acquisire dei risultati importanti non vada disperso, nemmeno in funzione di ulteriori lotte politiche che si manifesteranno a sinistra, per questo speriamo che  CGIL, e UIL,  non partecipino faziosamente a favore di schieramenti su primarie o quant’altro come e’ successo nel passato, evitando di seminare confusione nel rapporto tra politica e sindacato.

Altro discorso e’ invece aprire una seria riflessione su quale sindacato costruire ,quale progetto sindacale per il futuro, con quali strumenti si intende procedere, con quale metodo si prendono le decisioni rispetto alle sintesi unitarie, senza tentativi di egemonizzare lo scenario sociale, nei confronti dei Governi e delle politiche economiche, quali le iniziative  per affermare le nostre ragioni,  se  con la  contrattazione,  la CISL su questo e’ d’accordo, se con le forme referendarie su argomenti che riguardano il mondo del lavoro non siamo d’accordo, se decidiamo insieme  le manifestazioni bisogna stabilire le forme ed i contenuti per raggiungere i nostri obiettivi. E infine, quale filosofia da far prevalere quella partecipativa o quella conflittuale. Fino a che non avremo chiarito molte delle cose anzidette crediamo che ci dovremo limitare ad azioni comuni sui singoli obiettivi, che non e’ poca cosa,  pero’ senza  fraintendimenti su di unita’ sindacale ancora molto lontana.

 LA SITUAZIONE A LIVELLO LOCALE –  BASTA LITIGI E CONFLITTI ISTITUZIONALI

Sul piano locale purtroppo le  nubi e le preoccupazioni non mancano su partite  sulle quali ci siamo  impegnati con  mobilitazioni che hanno  visto l’indizione di diversi scioperi generali nella nostra provincia, ottenendo la configurazione della zona livornese quale area di crisi complessa, e vista la particolare situazione legata alla chiusura di diverse attività produttive, la costituzione di  due accordi di programma a livello istituzionale  in particolare interessando  le zone di Livorno-Collesalvetti e Rosignano da una parte e Piombino con l’area della Val di Cornia dall’altra.

Abbiamo elaborato una piattaforma unitaria per rivendicare investimenti in infrastrutture ed incentivi per nuovi insediamenti,  i contratti di solidarieta’ per situazioni di continuita’ aziendale.

Ad onor del vero qualche risposta l’abbiamo ottenuta, significative risorse per il territorio dallo Stato e dalla Regione sono arrivate, vuoi per il finanziamento di una nuova Darsena  portuale piu’ o meno light, ma si faccia, che rendera’ il porto di Livorno piu’ competitivo, incentivi per richiamare nuove imprese ad insediarsi dopo le diverse chiusure degli ultimi anni. Abbiamo inoltre ottenuto una proroga di tre mesi per il 2017 degli ammortizzatori sociali.e proprio in questi giorni ulteriori risorse circa 30 milioni di euro dall’Inps, che verranno gestiti dalla Regione che tra assegni per ricollocazione e politiche attive, indennita’ con assegno di partecipazione ed incentivi all’assunzione, questi interventi daranno ossigeno forse fino alla fine dell’anno, misure che interesseranno le aree di crisi complessa e circa 3500 persone disoccupate  in quella livornese.

Purtroppo dobbiamo registrare che  permangono non solo conflitti istituzionali tra Regione e Comune di Livorno sulla condivisione di alcune operazioni strategiche (Darsena Europa o l’utilizzo dei bacini per le riparazioni navali a Livorno che non possono diventare ostaggio della lotta politica tra PD e Movimento 5 Stelle) piuttosto ritardi burocratici che rischiano di far allontanare le aziende che avevano manifestato interesse per il nostro territorio, in particolare per l’area livornese, con progetti che significavano a quanto pare circa 1300 di nuovi posti di lavoro. Il tempo e’ un fattore decisivo per le sorti del nostro territorio, per questo dobbiamo esigere chiarezza sui percorsi, un  crono programma  trasparente che concretizzi qualche obiettivo.

IL GOVERNATORE ROSSI DEVE MANTENERE I SUOI IMPEGNI PER L’AREA LIVORNESE E NON PENSARE AD ALTRO.

Non ci dimentichiamo le affermazioni di  Rossi, il Governatore della Toscana, al quale vorremmo ricordare gli impegni per la costa, dov’e’ andato a finire il  distretto energetico, quello nautico, ci preoccupa soprattutto averlo visto in prima fila quando e’ arrivato l’algerino Rebrab e oggi in posizioni di retroguardia nel rivendicare il mantenimento di quanto promesso dal progetto Cevital, o pressare il Governo per trovare soluzioni al riguardo. Ci sembra invece purtroppo molto concentrato a riposizionarsi sul piano politico con l’ennesimo partitino di sinistra.

Una delle tante promesse del Presidente era invece quella di portare avanti l’efficientamento viario del territorio dove l’autostrada tirrenica (purtroppo il Lotto 0 e’ relegato nel dimenticatoio, dobbiamo fare tutti una stupenda ma lunga  panoramica anzichè un tratto rettilineo per uscire da Livorno) rappresentava il corridoio fondamentale per collegare i due porti dell’area provinciale che ormai per la riforma delle Autorità di sistema  devono integrarsi e non essere più realtà a se stanti. Il casello autostradale vicino alla zona di Cecina che traccia per pochi chilometri un percorso mai nato, non solo risulta essere  un simulacro  delle nostre inefficienze programmatiche , uno scandalo che va al più presto rimosso, ma insieme alla  398, un ostacolo al disegno del nuovo sviluppo portuale e non solo provinciale. Per non parlare del collegamento ferroviario che se su Livorno abbiamo registrato dei passi in avanti , a  Piombino siamo  al palo, con il risultato di aver fatto un ottimo scalo ma che mancante di collegamenti risulta essere un’altra  splendida cattedrale nel deserto dove si sono spesi soldi pubblici senza   avere una visione complessiva di sviluppo. Il nuovo Presidente Ing, Stefano Corsini dovrà affrontare anche questi problemi insieme a quelli di una Livorno che aspetta con ansia la risoluzione di altre questioni come quella della Darsena Europa sopra citata, la privatizzazione di Porto Crociere, la gara per i le riparazioni navali, e altro ancora, sviluppare un collegamento strutturale con l’Interporto che dovrà essere l’area retrostante (piana e unica nel panorama italiano) per nuovi insediamenti produttivi.  D’altra parte stanno arrivando nuovi investitori di livello internazionale ai  quali dovremo garantire efficienze infrastrutturali, chiedere loro il rispetto delle regole e maggiore occupazione. In effetti in questi anni roboanti di dati in espansione sui volumi dei traffici marittimi,  l’occupazione portuale non e’ certo aumentata, anzi permangono ancora molte  criticità.

Certo Livorno, tutta l’area provinciale deve ripartire dall’economia del mare,  consolidare il tessuto industriale, pensare ad un piano casa che recuperi il patrimonio edilizio a partire da quello pubblico per dare alloggi ai meno abbienti, alle giovani coppie, senza tralasciare le potenzialità legate all’agricoltura, settore in cui opera la nostra UGC che e’ consapevole di quello che si potrebbe fare per dare spinta ulteriore alle attività inerenti. Al turismo, al commercio, mentre per il primo settore  c’e’ una sostanziale tenuta, nel secondo  proprio in questi ultimi tempi stiamo assistendo a crisi mai viste prima, da una parte per effetto della riduzione dei consumi, soprattutto per scelte e investimenti  imprudenti da parte della  grande distribuzione (vedi Unicoop Tirreno) con ripercussioni gravi  che ricadono inesorabilmente sui meno colpevoli e cioè i lavoratori.

A Piombino sappiamo che la situazione rimane appesa ad un filo. Il “Piano industriale Cevital” non decolla, anzi appare sempre piu’  una nebulosa, eppure era una importante  strategia di diversificazione produttiva che sarebbe stata la panacea per far riprendere tutta l’area, tra acciaio, agroalimentare e logistica dando risposte ai circa 4000 lavoratori e altrettante famiglie. Purtroppo le difficolta’ finanziarie si stanno sommando all’incertezza di un gruppo che come dicemmo a suo tempo, nonostante garantisse il completo riassorbimento occupazionale, presentava delle criticità, problematiche aumentate nel tempo, a partire dal rapporto turbolento tra il proprietario del gruppo  con il proprio paese di origine, l’Algeria  un paese ancora molto instabile sul piano politico, una proprietà con una relativa esperienza  nel settore dell’acciaio, una solidità  sul piano  finanziario tutta da dimostrare almeno nel caso della nostra area, al momento non rispettando il cronoprogramma promesso. Tutto questo mette in discussione la tenuta occupazionale di un progetto che si basa ancora su sacrifici e forme di solidarietà ormai non più sostenibili. Urge quindi non solo l’intervento del Governo Gentiloni e del Ministro Calenda, ma a quest’ultimo chiediamo fermezza nel pretendere coerenze a Cevital che comunque ha investito in questo piano industriale.  Non si può più tergiversare, proprio per questo occorrerà mobilitare ed indire uno sciopero generale di tutta la zona, oltre a quello già indetto dalla categoria dei metalmeccanici , perchè se fallisce questo progetto  Piombino rischia una deriva sociale insostenibile e incontrollabile. Unica nota positiva per le aree ex Lucchini,  Invitalia entro Aprile pubblicherà il bando di gara per la bonifica della falda acquifera e se il cronoprogramma verra’ rispettato entro fine anno partiranno i primi lavori.

UNA LUCE – ACCORDO SOLVAY

Per fortuna  qualche luce  la intravediamo con l’Accordo Solvay fortemente voluto da tutti in primis dal sindacato e dalla Femca -CISL, dove l’azienda storica del territorio grazie agli incentivi sull’energia dati dall’Esecutivo investirà più di 100 milioni di euro  che consentiranno a tutto il sistema industriale della zona un consolidamento produttivo che durerà anni.

Siamo preoccupati per l’andamento non certo espansivo dell’economia della val di Cecina e dell’Elba che risentono della crisi complessiva del sistema produttivo, sanitario e sociale, in specie sull’aumento delle tariffe per l’isola che non tengono conto delle condizioni sociali dei tanti abitanti pendolari.

LIVORNO  DEVE  RIALZARSI

La situazione nel capoluogo, dove nell’ultima tornata elettorale c’e’ stato un avvicendamento politico storico  visto che il Movimento 5 Stelle ha vinto le elezioni e governa oggi l’Amministrane locale, verso la quale come da nostra  autonomia  non abbiamo avuto nessun pregiudizio, e’ indubbiamente problematica in quanto i rapporti tra Sindaco e organizzazioni confederali stentano ad avere un proficuo rapporto che riteniamo invece indispensabile per traguardare comuni obiettivi.

L’equivoco di fondo che inizialmente ha posto le basi per delle incomprensioni spesso acuite nel prosieguo del tempo e’ stato quello di illudersi che da una parte il popolo (proprio come erroneamente ha fatto Renzi) lo si ascolta da soli, senza intermediazione , dall’altra quando la situazione sociale si fa troppo calda o ingestibile ci si rinchiude nei fortilizi istituzionali non capendo che si comprendono meglio i problemi se ci si confronta con chi sintetizza le istanze della comunità, esattamente le parti sociali, con le quali va aperto un dialogo, per il bene comune che non e’ patrimonio di alcuni ma crediamo di tutti. Noi da tempo proponiamo  un Patto per il lavoro che come abbiamo detto in uno slogan durante uno sciopero per la città di Livorno, “per rialzarsi”,per far riprendere l’occupazione, per collaborare, per attrarre investimenti e far prendere decisioni e richiamare tutti alle responsabilità.

Come CISL non abbiamo pregiudizi ma nemmeno ne vogliamo, siamo solo un sindacato che rappresenta pero’ tantissimi cittadini. Proprio per questo chiediamo all’amministrazione che cadano i muri della diffidenza se vogliamo portare fuori dal guado una citta che ha tanti problemi. Certamente rispetto alla sua visione di sviluppo, che non può essere solo quello legato all’ambiente e al turismo, dobbiamo guardare oltre il passato per disegnare un futuro concreto fatto di certezze, per questo bisogna decidere sull’Ospedale di Livorno che avendo eccellenze riconosciute che per rimanere tali hanno bisogno di una struttura moderna ed efficiente, e del piano territoriale della sanità, dove la nostra ex Asl 6 e’ quella con le maggiori problematiche rispetto alle altre confluite in area vasta nord/ovest. Abbiamo la percentuale più bassa di posti letto della Regione Toscana e di fatto il modello organizzativo per intensità di cura non e’ stato portato a compimento. Manca la famosa integrazione ospedale/territorio. Gli Ospedali di Comunità, che dovevano supplire al consistente taglio di posti letto sono stati realizzati solo in parte, i posti letto non sono sufficienti per quei pazienti che vengono velocemente dimessi ma hanno ancora necessita’ di cure. Anche sul tema Casa della Salute e servizi sul territorio siamo carenti rispetto ad altri, nonostante la mobilitazione per sensibilizzare sul tema fatta dalla categoria dei pensionati che hanno raccolto 10000 firme di cittadini, le stesse non sono ancora realizzate ed i percorsi presentati recentemente prevedono comunque tempi medio lunghi fino al 2020. Se il Sindaco di Livorno e quelli della provincia sono i garanti della nostra salute di questi problemi se ne devono fare carico, non possiamo diventare un  pronto soccorso di Pisa.

Se dunque vogliamo dare speranze di lavoro occorre  concretizzare su molti fronti a partire dai progetti legati agli investimenti portuali anzidetti, consolidare il tessuto industriale legato alla componentistica, traguardare i nuovi piani inerenti ai processi di reindustrializzazione, sviluppare il collegamento tra Livorno e Collesalvetti quale valore aggiunto di un’area estesa, potenzialmente unica, che deve rappresentare un’opportunità, non occasioni di conflitto, con la presenza di una grande azienda pubblica ,Eni, che non può essere vista come un problema ma una realtà da cui non possiamo prescindere. E poi portare finalmente Esselunga, dare gambe al  polo tecnologico a supporto delle imprese. Ne abbiamo parlato tanto, forse anche troppo, ma innegabile non guardare alle potenzialità del ciclo dei rifiuti. Per quanto riguarda il  porta a porta (che ha portato un sacco di disagi ai cittadini e che potrebbe essere per l’Amministrazione un vero boomerang) speriamo serva a ribassare finalmente le tariffe, al momento ci sembra un costo aggiuntivo mentre l’inceneritore continua a bruciare.  Insomma ci sono molte opportunità che possono invertire un declino occupazionale intrapreso da troppi anni che riteniamo non irreversibile, basta decidere e dare efficacia all’azione comune per arrivare ai risultati. Se ci sono volontà di marciare, la CISL e’ come sempre disponibile, quello che ancora ci sfugge è come ci si possa arrivare se non remiamo insieme, se il rapporto sociale stenta a prendere vigore………..se non rimuoviamo gli ostacoli burocratici, ideologici.

Purtroppo proprio per le scarse risorse del Comune sarebbe opportuno un dialogo per evitare che alle parole di consolidare la spesa sociale si verifichi l’esatto contrario, o comunque prevalgano i malintesi, capire l’eventuale nuova filosofia che a dire il vero non ci e’ affatto chiara come nel caso delle  Case famiglia.

Quello che auspichiamo e’ che fatta salva la dialettica democratica prevalga la visione di fare gli interessi generali e questo crediamo che le grandi organizzazioni sindacali si assumeranno le proprie responsabilità per poterli raggiungere. Vogliamo dare un presente ed un futuro a questo territorio che non può che vivere di lavoro e non di assistenzialismo o altre forme analoghe.

Abbiamo manifestato e continueremo la mobilitazione per evidenziare le nostre richieste presenti nella piattaforma confederale fino a che non otterremo risultati tangibili.

In concreto solo a Livorno tra progetti nel porto, Darsena Europa, Bacini, Porto Crociere, nuovi insediamenti produttivi, decidersi sull’ospedale nuovo o ripristino del vecchio, Esselunga, realizzeremo almeno 6000 nuovi posti di lavoro, basta muoversi e andare avanti senza contare se ripartono i lavori per la 398 e l’Autostrada Tirrenica, e poi G.E., rottamazione navi e le bonifiche su Piombino.

Non vogliamo ricordare le vertenze aziendali ancora aperte e  quelle chiuse grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali in primis la CISL come nel caso Elia, o drammaticamente sospese, una per tutte quella dei Grandi Molini che vede una posizione assurda di un’azienda che a fronte di una risposta per efficientare il proprio sito produttivo ripropone provocatoriamente i licenziamenti, ma un passo avanti deve essere fatto da tutti  Regione, Comune, noi, la CISL faremo come sempre la nostra  parte. Non ci bastano le pacche sulle spalle di solidarietà ma atti concreti.

UNA CISL  INCLUSIVA  AUTONOMA  PARTECIPATIVA  RESPONSABILE APERTA AL CAMBIAMENTO E AI GIOVANI

Alla Confederenza Organizzativa di due anni fa abbiamo preso impegni precisi per rendere la CISL più inclusiva, rappresentativa di tutte le istanze e dei bisogni dei giovani, donne, pensionati, immigrati attraverso processi di coinvolgimento e partecipazione, dandoci nuove regole sulla trasparenza in merito alla distribuzione delle risorse, ai compensi ed ai redditi dei quadri dirigenti evidenziandoli e pubblicandoli sui nostri siti CISL, cosi’ abbiamo fatto a Livorno per far capire che la nostra organizzazione e’ un sindacato che non teme di mettersi in discussione anche per correggere percorsi andati fuori controllo, perchè gli uomini possono sbagliare ma il valore e l’importanza del sindacato lo difenderemo sempre a qualsiasi costo. E a dir la verità, abbiamo scritto un Codice Etico anche se non ne avevamo bisogno  visto lo statuto vigente,

La CISL e’ senza ideologie, non fa  demagogie , e’ concreta, pragmatica, per certi versi antistorica ecco perchè bisogna viverla per comprendere la sua approfondita politica sindacale basata sulla autonomia e responsabilità, dove la contrattazione e’ la nostra madre – guida per raggiungere i nostri obiettivi, senza speculare  sulle disgrazie delle persone perchè vogliamo  dare loro  concrete soluzioni .

Nonostante la crisi che ha imperversato anche in questi anni, come UST di Livorno abbiamo retto e registriamo circa 22000 associati, se pur con una perdita delle entrate dalle categorie per effetto della incipiente precarizzazione del mercato del lavoro e del ricorso agli ammortizzatori sociali   nell’ultimo triennio. Le minori risorse hanno  messo a dura prova i nostri equilibri di bilancio , che hanno retto grazie ad un riposizionamento sui costi non indifferente.

Crediamo comunque che le difficolta’ ci siano state un po’ per tutti e che insieme  siamo riusciti a tenere , a mantenere le nostre sedi aperte, cosa non affatto scontata, questo grazie anche ai nostri amici della FNP senza i quali sarebbe stato ancora piu’  complicato garantire accoglienza e consulenza, noi tutti convinti di essere  un punto di riferimento per tanti nostri associati e anche per molti cittadini, in un momento dove altri soggetti appaiono e scompaiono seguendo criteri legati alla convenienza economica, commerciale, elettorale.

Il sindacato che oggi più che mai cercano di relegare a sovrastruttura e’ invece indispensabile, il nostro ha una grande tradizione culturale di libertà, protagonismo, autonomia, un soggetto sociale impegnato a livello territoriale per garantire la coesione sociale, condividere i percorsi di sviluppo e lavoro, un corpo intermedio fondamentale per promuovere la partecipazione e la vita democratica e civile. La nostra azione e’ rivolta a proporre regole in funzione di un miglior funzionamento del sistema economico locale, dei servizi privati, pubblici, come abbiamo fatto in questi anni sempre in un’ottica improntata al dialogo .

La dialettica interna e’ sempre maturata all’interno di un confronto a volte forte ma guardando sempre agli interessi della CISL , a come strutturarci  meglio per affrontare le sfide sempre più difficili. Certo dobbiamo innovarci, controllare meglio tecnologicamente i nostri iscritti per monitorare costantemente la loro adesione, la tessera card deve avere una scadenza corta e verificabile.

Per quanto riguarda  il sistema dei servizi ribadiamo l’esigenza di renderli più efficaci per questo dovremo fare in modo che questi si rendano disponibili nei confronti delle categorie e della nostra dirigenza in generale, e cosi’ viceversa per promuoverli.,detto questo crediamo sia giunto il momento di riflettere su quale direzione andare visto che gli stessi da una parte risentono degli ormai residuali riconoscimenti pubblici, pur dovendo offrire  professionalità sempre più competenti ,sistemi informatici costosi e complessi, dunque dovranno affrontare un imprescindibile allineamento tariffario sul fronte della tenuta degli equilibri dei bilanci delle società che li governano, dall’altra pensare a forme di finanziamento tramite forme da studiare, pensiamo ad Adiconsum, Anteas, che ancora prevedono sistemi di gratuita’ ma che sappiamo essere sempre più difficili da mantenere.

Il nostro auspicio e’ che tramite una più fitta collaborazione potremo rendere consapevoli  i nostri associati di tutta la gamma di prestazioni che offre la nostra organizzazione cosi per cogliere tutte le opportunità di buone tariffe,  nel settore fiscale, con Elda,  assicurativo, con Aletheia Broker, previdenziale, con INAS, con Adiconsum per l’assistenza ai consumi, vertenze, per la tutela della casa con SICET, con il servizi “pratiche di successione subito” , colf e badanti e altri  ancora, con le nostre convenzioni.

Siamo convinti che grazie ad una organizzazione compatta e competente (per questo dovremo continuare con la formazione continua per il quadro dirigente, come abbiamo fatto in questi anni sulle pensioni, sulla comunicazione, sulle riforme costituzionali , sulla rappresentanza sindacale) tutti insieme come sempre ce la faremo ,cosi’ come nei prossimi anni ricercheremo le condizioni per consolidare un clima di stabilita’ che dovrà essere garantito negli anni a seguire dalla dirigenza della CISL  livornese che in questo momento rinnova totalmente, senza se e senza ma, la fiducia alla Segretaria Anna Maria Furlan in un momento dove la stessa sta facendo un incredibile sforzo per tutelare l’immagine  della nostra grande organizzazione che associa 4 milioni e 300 mila iscritti.

RINGRAZIAMENTI  FINALI

Un ringraziamento particolare vorrei farlo  a tutti i segretari di categoria, a tutti i delegati,

a tutti i volontari presenti nella FNP, nei servizi, ai miei collaboratori di segreteria Donatella e Uliano che lealmente in questi anni mi hanno sostenuto, soprattutto sulle questioni spesso scottanti che abbiamo avuto di fronte.

Un grazie sincero alle due preziose collaboratrici dello staff di segreteria Rita e Diletta per la parte organizzativa e amministrativa, davvero encomiabili, persone di fiducia su cui la CISL può fare affidamento, un grazie a Maria per la doppia veste di sindacalista e operatrice, a Jennifer, a Sergio Fondi per la fungibilità dimostrata in questi anni, un ringraziamento a tutti i dipendenti della Elda Servizi, a Valeria, Gabriele, Luisa, Lisa, Chiara, Alessandra, Florinda, Elena, Gabriele, Barbara e Annalisa, in particolare a Barbara  Aimo per la sua indiscussa disponibilità,  al Presidente  Guidi, ai dipendenti Inas con il suo Direttore Alessandro Morelli, a Debora e Graziella dell’ufficio vertenze, a Luciano davvero unico per gentilezza e generosità, a Franco Parri per aver coordinato con esperienza  la zona di Piombino.

Dobbiamo guardare ai giovani non tanto con ipotetici progetti di coinvolgimento ma concretizzando gli accordi promossi a livello regionale legati al passaggio tra scuola, formazione e lavoro e da questo punto di vista ci proponiamo come soggetto propositivo, cercando di costruire reti e sistemi tali da avvicinare realmente le nuove generazioni che per tanti motivi ci vedono lontani.

Siamo un sindacato che affronta con coraggio a viso aperto il cambiamento del nuovo secolo, vuole ambire a governare i processi della società interdipendente e globalizzata che non temiamo, vogliamo declinarla in un’ottica di equità, rigore, concretezza..

Noi vogliamo che il nostro Paese cambi e riprenda il suo cammino di crescita , siamo convinti che la bontà del nostro progetto sindacale lo aiuterà in questo a rendersi competitivo e democratico, solidale dove la persona ed il lavoro assumano un valore prioritario e finalmente decisivo.

Questi sono anni molto difficili, di grandi sofferenze, di grandi disuguaglianze, dove ci capita a volte di essere smarriti, a volte incompresi, fare sindacato e’ una scelta di vita, un impegno che a volte sembra faticoso ma di inestimabile gratificazione, quella di sentirsi vivi, utili a qualcuno, per questo aver scelto di far parte della CISL e’ una grande sfida che abbiamo accettato di cui siamo davvero fieri , come di consegnare a chi verra’ dopo di noi questa nostra grande storia, come dicevano due cari amici sempre nei nostri cuori Alberto ed Ettore, una grande storia di speranze e prospettive.

VIVA la CISL sempre!

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